Il cammino di Caro Domani: una moltitudine di giovani dalle lettere al palcoscenico
Esiste qualcosa di più trascinante dell’amore dei giovani per la vita? Forse sì: i giovani che lo incarnano e lo raccontano.
Abbiamo iniziato questo cammino quasi un anno fa, quando in occasione del Natale abbiamo chiesto a ragazze e ragazzi tra 15 e 25 anni di scriverci una lettera in cui parlare al futuro, esprimendo un desiderio circa il loro avvenire. Li abbiamo esortati a condividere visioni, suggestioni, intenzioni, perché il nostro desiderio quotidiano è quello di intercettare i bisogni dei più importanti interlocutori.
Caro Domani è diventata non solo un’iniziativa, non solo un progetto, ma è andato delineandosi come un vero e proprio movimento tellurico che, parola dopo parola, ha liberato energia improvvisa e inattesa.
Non è vero che i giovani non scrivono più. Dinanzi a un foglio bianco sono stati capaci di consegnarci il senso più profondo della loro storia e del loro orizzonte, riorganizzando il pensiero e la memoria, elaborando e traducendo emozioni trasparenti.
“Caro Domani, spesso mi fai paura. Io penso che siano i sogni che ci spingono ad andare avanti. Pensarci già da ora è un modo per prepararci, per preservarti, per conservarti ricco di possibilità”, scrive Annalisa nella sua lettera.
“Troviamo un modo, anzi troviamone mille. Sei la nostra terra, la nostra anima, la nostra sfida. Caro Domani, sei la mia promessa più ambiziosa”, controbatte Miriana.
“Un po’ di impazienza, tanta curiosità e un pizzico di ottimismo: sono questi gli ingredienti con cui mi preparo al tuo arrivo. Caro Domani, vorrei riuscire a darti ogni giorno il valore che meriti”, aggiunge Logghy.
“E se posso essere qualcosa, caro Domani, voglio essere un rifugio, una mano tesa verso chi sta ancora lottando”, attesta Antonio.
A Marzo abbiamo aperto la sala convegni della Casillo Group a circa 150 giovani, per conoscere gli autori e le autrici delle lettere, per leggerne alcuni stralci, sostare nel riverbero delle parole più urgenti, per tentare di ridisegnare i contorni di questo Domani e immaginare di varcare insieme la soglia di nuove Terre Future.
Lo abbiamo fatto con la preziosa collaborazione di Giampaolo Cerri, caporedattore di Vita in qualità di Media Partner e con l’amato scrittore Enrico Galiano, che nell’attuale panorama letterario sembra essere uno dei più bravi a prestare ascolto e voce ai giovani e che ci ha mostrato come trovare il nostro posto nel mondo.
“Certe esperienze non si vivono soltanto, si respirano e ti cambiano. Avete dato voce alle storie custodendo le parole con il rispetto di chi sa che sono vive”, ci ha confidato uno dei ragazzi tra il pubblico.
Quello stesso giorno abbiamo sorteggiato uno dei desideri espressi nelle lettere e ci siamo impegnati a realizzarlo, con l’auspicio di contribuire a muovere un passo concreto verso la costruzione del sogno.
Così Giuliana, una giovanissima atleta staffettista ai Campionati italiani nel 2024, è riuscita a partecipare alla 45° edizione del Golden Gala Pietro Mennea 2025 e ha potuto incontrare per la prima volta le più grandi stelle dell’atletica mondiale. Questo era il suo sogno. “A soli 15 anni, seduta sugli spalti dello Stadio Olimpico, con il cielo di Roma e il cuore pieno di gioia: è stata un’esperienza che non dimenticherò mai. Non è stato solo uno spettacolo di atletica per me, ma un insieme di emozioni che accendono sogni”.
In viaggio verso le Terre Future al nostro fianco c’è stato anche Gianpiero Borgia, regista, attore di teatro e co-direttore con l’attrice e autrice Elena Cotugno di Teatro dei Borgia.
Oltre ad aver ideato e diretto molti spettacoli di grande suggestione su territorio nazionale, dal 2001 Gianpiero Borgia svolge attività di acting coach, ha diretto e curato numerosi workshop e progetti culturali. È stato Jurij Alschitz, noto regista e teorico teatrale russo, ad abilitarlo all’insegnamento e allo sviluppo della sua metodologia teatrale, mettendo al centro della sua ricerca l’elemento pedagogico.
Grazie al suo intuito creativo, durante l’evento abbiamo allestito una capsula del tempo: con l’aiuto di quattro giovanissimi fotografi e videomaker, Borgia ha realizzato in tempo reale un breve documentario in cui alcuni partecipanti tra il pubblico si sono lasciati intervistare e hanno fissato un appuntamento con il proprio futuro, hanno parlato a loro stessi tra 5 anni, provando ad immaginare chi sarebbero diventati e se finalmente avessero dato un nome a ciò che li abita.
L’eco di Caro Domani si è protratta a lungo e nei primi giorni di Luglio insieme a Teatro dei Borgia abbiamo deciso di promuoverne una nuova declinazione che ne rappresentasse un ulteriore sviluppo e muovesse nuova linfa vitale.
Nasce così Caro Domani Summer Camp, una chiamata alle arti per ragazzi e ragazze aspiranti attori, sceneggiatori, musicisti, drammaturghi tra 18 e 29 anni che avessero il piacere di sperimentarsi per 3 settimane convivendo nell’Agriturismo Sei Carri ai piedi di Castel del Monte Andria (BT) in un’esperienza di confronto e creazione condivisa, dentro uno spazio performativo collettivo in cui i sogni e le visioni si sarebbero trasformati in azione e parola.
Un’evoluzione che è stata resa possibile anche grazie alla fiducia e al sostegno di Banca Sella, che ha erogato le borse di studio a favore di tutti i giovani artisti.
“Canterò le mie canzoni per la strada. Questo verso stupendo di Pierangelo Bertoli è la prima cosa che mi viene in mente pensando a Caro Domani Summer Camp”, afferma Gianpiero Borgia, che nel lavoro quotidiano con i ragazzi e le ragazze si è fatto affiancare dai pedagoghi Riccardo Palmieri di Cajika Teatro e Savino Italiano de I nuovi scalzi. “Abbiamo cercato di sviluppare una pedagogia artistica incentrata sul paradosso Norma/Creazione, Struttura/Libertà. Una grammatica di base, utile a costruire una lingua comune per una piccola comunità artistica, ha convissuto con l’urgenza creativa di ognuno di noi, senza distinzione di coinvolgimento, a prescindere dai ruoli. Grazie all’impegno dei ragazzi, noi Senior abbiamo raggiunto un’intensità inaspettata. Avevo accettato il progetto come una sfida ai miei convincimenti, la professione cristallizza e buttarsi nell’imprevisto di un’avventura artistica con 11 ventenni era quello di cui avevo bisogno per scuotermi. Ho ritrovato dentro di me questo verso/manifesto, questo canto grido di battaglia. Spero e credo che in questi giorni ognuno abbia trovato il suo”.
Elena Cotugno aggiunge: “Sono molto soddisfatta di tutto il progetto. È bello, fresco. Di futuro si parla poco perché stanno accadendo troppe cose nel presente e i ragazzi non riescono ad immaginare. Questa loro acerbità, calata nel tema principale del Domani, diventa tenerezza. Come quando vedi i figli crescere”.
“Mi sono sentito accolto e accompagnato da mani sicure”, conferma infatti Domenico, “è stato per me un esempio concreto di cambiamento, un tentativo di collegare due mondi che sembrano opposti: quello degli adulti e quello dei giovani”.
Matilde, Vittoria, Giulia, Giovanni, Federico, Gabriele, Salvatore, Marco, Michele, Domenico e Cristian hanno portato nella nostra vita i loro sorrisi pieni, una fragilità sfrontata, due chitarre, il bellissimo brano che hanno composto per lo spettacolo (il cui ritornello intona “Io mi amo, viene luce sul mondo, questa è l’alba di un nuovo domani”) e ci hanno mostrato come continuare ad amare la vita, insieme agli alberi, il cielo, la poesia, la musica e la natura tutta.
Il futuro, la costruzione del sogno e la grazia della giovinezza sono temi universali che ogni giorno ci chiedono di non essere dimenticati.
Grazie a questa avventura culminata in uno spettacolo conclusivo che ha emozionato molte persone che hanno incoraggiato la bellezza di questo progetto (i reel pubblicati sui canali social hanno appassionato diverse migliaia di persone), “si è rafforzata la nostra certezza che un avvenire differente passa attraverso un modo di parlare al cuore che appartiene solo ai giovani e all’arte”, dichiara la nostra presidente Cardenia Casillo.
Parte del pubblico che ha partecipato allo spettacolo ha sentito di restituirci le sue impressioni: lo hanno definito una carezza, un’epifania del sé, un’esperienza indimenticabile. Siamo riusciti a “trasmettere la voglia di realizzare i sogni”.
Cara Vittoria del 2035 come stai?
Sei persa? Hai ancora tanti sogni da realizzare? Ti fa ancora paura il tempo? Hai una casa vicino al mare? Te lo ricordi quando in classe prendevi la mano della tua compagna di banco solo perché volevi sentire la sua presenza?
Cara Giulia del 2035, lavori in qualche grande teatro nazionale? Hai perdonato tua madre? Le assomigli? Volevo dirti che non ci sarà mai un momento più perfetto di quello che c’è adesso.
Se tieni alle cose le cose ti tengono, devi lasciarle andare caro Cristian del 2035. Quanta libertà ti resta per essere come sei adesso? Qual è l’ultima cicatrice che ti porti addosso?
Tra le tracce emerse durante il lavoro di esplorazione e conoscenza di sé, i ragazzi e le ragazze hanno stilato delle liste: cosa purtroppo ci sarà Domani (le guerre, la paura di essere soli, ancora più distanza tra le persone, la morte dei nonni, la fame, gli animali morti ai bordi delle strade, la deriva tecnologica); cosa sicuramente mi porterò (la leggerezza nel danzare, il sorriso, i miei dolori e le mie ferite, il disco di Pino Daniele, la curiosità, i ricordi con le persone lontane, le lezioni che ho imparato, gli sguardi di mia madre, un foglio bianco, la mia innocenza, la fiducia nei fallimenti). Fino ad approdare a 10 cose incredibili che ci saranno: bombe che esplodono coriandoli, acqua e cibo per tutti, pietre che sono piume, i pranzi di famiglia con gli sconosciuti, tanti cieli bellissimi, un nuovo jazz suonato da cavalli alati, una patente per diventare genitori, ancora tanto tempo.
Cosa rimane di questa straordinaria esperienza? L’anima. La luce, il legame, l’abbraccio, la libertà, il volo. La vita rimestata e scompaginata da una nuova necessità: garantire ogni giorno a noi stessi e agli altri il diritto di credere in un futuro possibile. E meravigliarci.
Rimane la bellezza di poter tentare, come ci insegna Salvatore. La capacità di costruire una famiglia in soli 18 giorni.
Rimangono le parole, le voci e il dialogo che oltre ogni legge dello spazio e del tempo siamo riusciti ad aprire tra centinaia di giovani che non si conosceranno mai ma che possono riconoscersi nello stesso coraggioso palpito, negli stessi colori.
“È strano tornare a casa e prendere da soli il solito caffè. Ieri era una grossa tazza di caffè lungo, un piccolo rito che propiziava Cristian. Ritrovare i vestiti da lavare e sentirli caricati dell’energia di ognuno: la camicetta di Giulia, la camicia di lino di Gabri, la tuta rossa e la marsina del frac sdruciti. Ha tutto un nuovo passato e un nuovo Domani. Ma stavolta nuovo vuol dire più imprevedibile rispetto al solito Domani a cui potevamo essere destinati. È bello avere nuovi riti, nuovi ricordi, perdersi nelle predizioni nostradamiche smentite da questa occasione di rovesciare le carte in gioco per pensare, come mai ho fatto, al Domani. Un nuovo tentativo che mi porterò per ogni giorno”, scrive Marco nel suo diario di bordo.
“Ripenserò al domani con una coscienza e una voce diversa che canterà i Domani di altre anime oltre la mia, che sola non lo è più; con lei corrono all’impazzata la sconfinata morsa creativa di Domenico, la candida fragilità di Vittoria, l’immensità imperturbabile di Marco e così via, tutti uniti in un ensemble volutamente inorganico ma famelico di futuro”, incita Gabriele.
Giulia ci regala una pagina che rivela una generosità rara: “Sulla strada del ritorno, complice la bellezza dei paesaggi che costeggiano la strada, mi sono messa a immaginare il futuro: non il mio, nemmeno il grande futuro degli eventi che smuovono la storia. Il futuro che ho immaginato era composto da piccoli lampi sulle possibili vite delle persone con cui ho condiviso i precedenti 18 giorni. Diventerà padre? Riuscirà a trovare il modo per far esplodere la sua creatività? Mollerà tutto per andare a vendere conchiglie su una spiaggia uruguaiana? Come se ognuno di loro avesse lasciato cadere dietro di sé un piccolo seme, che solo nel momento in cui tutto è finito ha iniziato a farsi strada. Il seme che lascio è fatto di domande, quelle con cui abbiamo interrogato il domani e quelle che il domani ci ha lanciato di rimando. Perché forse non ci serve così tanto trovare risposte. Forse ci serve porre domande, allargare e allenare il dubbio fino a che tutto, di colpo, torni possibile”.
Già molti anni fa Pasolini nelle sue Lettere luterane aveva interpretato meglio di chiunque altro la scintilla che animava l’essenza di chi andava affacciandosi al mondo.
A noi rimane il compito di non dimenticare.
Siamo stanchi di diventare giovani seri o contenti per forza, o criminali, o nevrotici: vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare. Non vogliamo essere subito già così senza sogni.
Marilù Ardillo
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