Le lettere di Caro Domani 2026: la capacità di voce dei giovani del Sud

«Tutto è possibile. Sogni e realtà abitano nella stessa casa».
Ce lo ricorda Marco Lodoli, che oltre ad essere uno straordinario scrittore, ha trascorso circa quarant’anni come insegnante nelle scuole di periferia e ha dedicato molti suoi libri alle vicende esistenziali dei suoi alunni. Spesso le storie dei suoi giovani protagonisti sono segnate da un desiderio di assoluto che si scontra con una quotidianità difficile, sono storie di ragazzi e ragazze sospesi, smarriti, che rivendicano la loro “interezza fragile“.

I giovani hanno il diritto di mirare lontano, in un luogo dove l’immaginazione e il sogno cancellano ogni legge e ogni costrizione. Il loro rapporto con il futuro è uno scambio: ci consegnano l’energia del possibile in attesa di un ascolto sincero.
I dati del Rapporto Giovani 2025 ci svelano una generazione consapevole, desiderosa di contribuire al cambiamento, ma spesso ostacolata da barriere economiche e sociali. Esprimere e coltivare aspirazioni è una capacità culturale e dunque il più delle volte è distribuita in modo disuguale, perché si inerpica tra le norme sociali e chiama in causa le risorse materiali. L’antropologo americano Arjun Appadurai accenna alla “capacità di voce“, ossia il modo in cui le aspirazioni prendono forma e vengono espresse nei confronti della collettività.
Ecco Caro Domani si traduce in questa presa di parola, è il modo in cui negli ultimi due anni la Fondazione ha tentato di sollecitare e intercettare, attraverso le lettere che reclamano un tempo e uno spazio interiore che i social non consentono, le voci dei giovani del nostro Sud che parlano al futuro e ai loro sogni e rivendicano la libertà e l’onestà di mostrare anche le ombre.

Per questa Seconda Edizione abbiamo allargato il raggio di azione e abbiamo tentato di far propagare l’iniziativa oltre che in 170 istituti scolastici e in alcune Università, anche e soprattutto in centri diurni, associazioni giovanili, comunità educative, case famiglia e istituti penali minorili.
Abbiamo ricevuto circa 50 lettere di ragazzi e ragazze tra i 15 e 25 anni e, come lo scorso anno, ne abbiamo affidate alcune alla lettura e al confronto con due ospiti speciali: Samuele Carrino e Alessandro Celli, rispettivamente attore protagonista e regista dell’amata serie Netflix RIV4Li, in un grande evento a Palazzo San Giorgio a Trani (BT) che abbiamo intitolato Terre Future.
Diventare cassa di risonanza di queste lettere per una platea di circa 200 persone per la Fondazione significa moltiplicare il valore e la magia, offrire una possibilità necessaria per riflettere, aprire lo sguardo e impegnarsi nella costruzione di un rito collettivo che ha un impatto sociale ed emotivo profondo, “perché il Domani non va solo sperato o atteso, va costruito“, rammenta Miriam.
La lettura partecipata di queste lettere trasforma il sogno individuale in un’aspirazione condivisa che protegge e nutre i sogni di tutti.
Caro Domani, ti chiedo di aiutarmi a non perdere la fiducia in me stesso“, scrive Giuseppe. “Se riesco ad amare ciò che faccio, la persona che sono, il lavoro che svolgo, la società e il luogo in cui vivo, allora la paura del futuro si attenua“, aggiunge Pietro. “Mi spaventa l’idea di sbagliare strada, di non essere abbastanza capace o abbastanza forte. Ma nonostante tutto c’è qualcosa che alimenta il mio amore per la vita ed è la speranza. Amo la vita perché offre sempre un altro giorno per riprovare“, rilancia Daniela.
Tra i vari desideri espressi c’è chi vorrebbe visitare il parlamento europeo, volare a New York o Barcellona, studiare giurisprudenza ad Harvard o economia in Danimarca, fare una vacanza studio in Inghilterra, diventare un’insegnante di lettere (“perché vorrei aiutare gli altri attraverso la conoscenza e le parole“), trascorrere 3 giorni in un’azienda per avvicinarsi al mondo del lavoro, diventare una nutrizionista, una psicologa o un barbiere, fare l’educatrice in una comunità per minori (“perché l’ho visto con i miei stessi occhi cosa vuol dire non avere una famiglia e sentirsi soli al mondo“), incontrare uno dei più grandi storici del mondo e partecipare ad una campagna di scavi (“perché rivivere i tempi perduti permette di cogliere le cause che determinano la fine di una civiltà e l’inizio di un’altra“).
C’è un tema che emerge dalla quasi totalità delle lettere: il desiderio di costruire qualcosa che li rappresenti realmente, un avvenire in cui il lavoro non sia solo sopravvivenza, ma anche dignità, passione e possibilità di esprimere ciò che si è. “Vorrei svegliarmi sapendo che ciò che faccio ha un senso. Non sogno il successo, ma la realizzazione, quella pace interiore che nasce dal sentirsi nel posto giusto“, scrive Ilaria. “Stare bene con me stesso è l’àncora che reggerà ogni altra cosa, la determinazione sarà la mia armatura“, sottoscrive Esposito. “Sento il bisogno di andare altrove, perché andarmene significherà crescere e costruire una versione migliore di me stesso“, rivela Simone.
Christian augura a se stesso tra dieci anni di avere una casa piena di luce, di vedere il mare della Thailandia, di non perdere il coraggio di ricominciare da capo, di leggere libri, di mangiare un gelato ogni tanto per gioia e gli ricorda che il tempo è la cosa più preziosa che ha.
Angelica confessa di accusare il peso delle aspettative, ma ci svela che crescere significa anche accettare di rinunciare al controllo e imparare a convivere con i dubbi. E Savino rammenta che “fino al fischio finale c’è sempre la possibilità di recuperare“.

A questa grande festa dei giovani hanno preso parte anche i ragazzi e le ragazze di Visioni Periferiche Art & Film Festival in qualità di Main Partner, Matteo Lefons uno degli attuali borsisti della Fondazione presso la Scuola di Giornalismo Walter Tobagi, la straordinaria squadra del Food Truck de La Locanda del Giullare (che ha curato il coffee break) e alcuni degli attori protagonisti di Caro Domani Summer Camp 2025, che sotto la cura artistica di Teatro dei Borgia lo scorso agosto hanno condiviso per tre settimane una residenza artistica ai piedi di Castel del Monte per costruire uno spettacolo teatrale sui temi del futuro che ha “generato una scintilla di luce” nell’anima di molte persone. Unitamente al racconto dell’esperienza vissuta, insieme all’attrice e direttrice artistica di TB Elena Cotugno hanno lanciato la Seconda Edizione del nuovo Summer Camp che aprirà le porte di un nuovo casting da fine maggio.

La lettera estratta quest’anno durante l’evento appartiene alla penna di Antonio M. che, seppure giovanissimo, ha già costruito una carriera musicale. Questo il suo sogno, che la Fondazione si impegnerà a realizzare: pubblicare un album autoprodotto e diventare una persona che si muove con amore e non per disciplina verso ciò che vuole fare, ispirando chi lo ascolta a fare lo stesso.Vorrei essere una figura che emana umanità, nei testi, nella musica, ma soprattutto come persona. Il mio intento con la musica è quello di poter muovere l’animo di qualcuno che ha perso le speranze e metterlo in movimento verso ciò a cui è veramente destinato. Questo mi affascina: il potere della musica di curare le persone. Ho potuto conoscermi meglio e amarmi grazie alla musica, per questo oggi è una delle cose più importanti per me“.

Osservare lo spazio entro cui le giovani generazioni sono chiamate a crescere e i modi in cui fanno propri questi spazi è una sfida quanto mai stimolante. Siamo infinitamente grati per essere custodi di questo capitale umano che diversamente non avrebbe avuto occasione di essere espresso, scoperto, condiviso e moltiplicato.

🎥 *QUI il breve video-racconto dell’evento.
*Foto e video a cura di Mirko Petrone

✨ [*Questo articolo è frutto della creatività e competenza umana. È stato redatto senza l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale.]