Logo
Stampa questa pagina

Borsa di studio Intercultura: Rebecca e la sua vita diversa

di Marilù Ardillo
Borsa di studio Intercultura: Rebecca e la sua vita diversa

«Sono Rebecca Y. Vengo dal Ghana che si trova nell'Ovest dell'Africa. Ho diciassette anni e sono la più piccola di cinque figli. Ho perso mio padre».
Rebecca ha un sorriso bellissimo, i ricci allegri. Parla poco, in modo sempre opportuno, osserva le cose con una gratitudine contagiosa per quanto autentica.
Nel suo Paese andare a scuola significa vivere in un collegio femminile lontano da casa, vedere la famiglia poche volte all'anno. A diciassette anni si può imparare ad accettare una regola così severa, a discapito degli affetti, delle sicurezze, in virtù di un senso del dovere e di una propensione al sacrificio fuori dal comune.
Questo, prima di ogni altra cosa, fa di Rebecca una ragazza diversa.

L'accezione di una parola può assumere sfumature tra le più disparate. E arrivando in Italia, Rebecca era certa che sarebbe stata guardata come una ragazza diversa. L'avevano convinta i suoi professori, sua madre, i suoi compagni, perché «secondo loro l'Italia non è un buon Paese».
Il sodalizio di Intercultura con la Fondazione Casillo ha dato un'opportunità a Rebecca per costruirsi un'opinione, sull'Italia e su molte altre cose. La borsa di studio che la Fondazione le ha donato è stata un riconoscimento ai suoi meriti e ai suoi talenti, e nonostante la paura, la diffidenza, l'incomunicabilità di una lingua diversa, una scuola nuova, il 14 Settembre 2018 è salita su quell'aereo. Nonostante «il fatto che sono nera e in quest'ambiente tutti sono bianchi».

È stata una famiglia di Corato (BA) a dare la disponibilità per ospitarla per l'intero anno. 
Rebecca è arrivata a Corato da Roma in autobus, senza parlare con nessuno «perchè avevo paura». Appena scesa «ho ricevuto il miglior abbraccio di benvenuto al mondo».
I nuovi compagni hanno organizzato una festa in suo onore e la sua nuova casa l'ha accolta senza nessuna riserva, come un nuovo membro della famiglia.
Dal mattino dopo il cibo è stato diverso, i professori hanno insegnato discipline diverse, i vestiti sono stati diversi, il clima, la musica, il letto. Una cosa però è rimasta la stessa, inviolabile: la tenacia, unita alla forza del desiderio della scoperta.

Ad oggi, dopo 6 mesi Rebecca parla un ottimo italiano e questo le consente di interagire con le persone in modo più consapevole, ha dato un nuovo verso ai suoi ricci allegri.
«Sto diventando una cittadina del mondo, eliminando ogni concezione che avevo prima e accettando che tutti siamo uguali rispetto al posto da cui veniamo».
È contenta di aver avuto la possibilità di dare il suo contributo per cambiare la visione di molti italiani circa il ruolo degli immigrati nei nostri paesi. Ha raccontato come la sua terra vive, come pensa, come rischia a causa della guerra ma anche come resiste. E come lotta per proteggere tutta la bellezza.

La nuova famiglia le vuole bene, a metà del percorso ha già saputo convertire ogni pregiudizio in consuetudini condivise. La protegge e la sprona, cucina con lei piatti tipici africani, l'accompagna al cinema, a vedere il mare. 
Rebecca ha scoperto una nuova passione per il cioccolato e per la storia dell'arte, materia mai esplorata in Ghana, al punto da iniziare a prendere in considerazione di approfondirla per i suoi progetti futuri.
L'Italia le ha regalato un nuovo senso di libertà, di scelta e di espressione, le ha insegnato l'esistenza e il valore di un tempo che oltre al dovere è bene conceda anche il piacere. Nel suo Paese i ragazzi non hanno telefoni, non possono uscire, non possono usare la televisione se non durante le vacanze. Poter sperimentare un'esperienza di scambio le ha permesso di conoscere meglio anche se stessa, cogliendo nuove inclinazioni, nuove esigenze, nuovi spazi di felicità.

«Voglio ringraziare per aver avuto questa borsa di studio. Mi ha aiutata seriamente. È bello dare quest'opportunità agli altri che hanno bisogno di vedere un'altra vita diversa». 


casillogroup logo interno15 w