Verso una nuova pedagogia dei nonni: il progetto diventa un libro e incontra la scuola
Circa sei mesi fa la Fondazione ha patrocinato un progetto di ricerca partecipativa intitolato Towards a new pedagogy of grandparenting: a new participatory project che ha coinvolto un gruppo di circa 30 nonni e nonne nel ruolo di co-ricercatori nell’esplorazione e definizione del loro ruolo nel nostro tempo.
Il progetto è stato promosso dall’Anglia Ruskin University (UK) e guidato dalla professoressa Daniela Angela Mangione, da decenni pedagogista accademica nel contesto britannico.
Qualche giorno fa si è giunti al termine della prima fase del progetto: è stato allestito un evento conclusivo presso il Liceo Oriani a Corato (BA) per condividere i risultati e conoscere i numerosi studenti delle classi 4^ di scienze umane Oriani e del socio-sanitario Tandoi che hanno realizzato lavori creativi di vario genere sui legami intergenerazionali e sui temi della ricerca.
Questo progetto ha il merito di aver sollecitato interesse e partecipazione a livello locale, nazionale e internazionale e ha inaugurato un dialogo costruttivo tra ricercatori, partner, associazioni, scuole e cittadinanza.
Ha ottenuto il Patrocinio morale del Comune di Corato – Assessorato alle Politiche Sociali, che nella figura dell’assessore Felice Addario ha messo a disposizione alcune sale per i laboratori e ha supportato fin dall’inizio il percorso.
Si sono tenuti 6 workshop, sono stati organizzati diversi convegni in Italia e in Inghilterra ed è stato realizzato un libro che la Fondazione ha donato ai ragazzi e le ragazze che hanno preso parte al progetto, intitolato Verso una nuova pedagogia dei Nonni: un progetto partecipativo – Fos Edizioni, a cura di Daniela Mangione, Luisa Mascoli (pedagogista e insegnante), Mallika Kanyal (Educational Developer presso la University of the Arts di Londra), Paulette Luff (docente ventennale presso la Anglia Ruskin University) e i nonni co-ricercatori.
Il testo raccoglie i molti contributi emersi da ogni fase del progetto, si pone l’obiettivo di promuovere una definizione più ampia e inclusiva della pedagogia della nonnità nel XXI secolo e propone una sorta di Vademecum per un’esperienza più consapevole.
Tra i vari capitoli ve n’è uno dedicato alle testimonianze di nipoti e genitori che hanno portato il loro sguardo e la loro bellezza sul tema della nonnità.
Luca (5 anni) consegna il suo ricordo più bello insieme a suo nonno: la caccia dei granchietti al mare. A Gaia (6 anni) piacciono le favole che la nonna inventa; Lucia (11 anni) si diverte con i suoi nonni recitando commedie inventate da lei e sua sorella, mentre loro le filmano. Simona (13 anni) non scorderà mai quei pomeriggi in cui suo nonno la chiamava di sorpresa e la portava a vedere i cavalli: “Credo che i nonni siano uno dei beni più grandi che noi adolescenti possiamo avere, perché ci creano ricordi che non avremo con nessun’altra persona“.
Laura (18 anni) afferma che le storie dei tempi lontani legate ai suoi nonni fanno sempre brillare gli occhi, sono la più bella definizione d’amore: “ricordo l’odore della casa di nonna ogni sabato mattina quando in cucina c’era latte e caffè con la treccia di pane“.
A queste voci si aggiungono quelle dei ragazzi e delle ragazze delle classi 4^ che hanno lavorato in piccoli gruppi di lavoro ispirandosi al libro e hanno immaginato poesie, disegni, video, cartelloni imprimendo la loro traccia e le loro suggestioni [alcune foto in galleria]. Il vaso della speranza, Profumo di stelle, I nonni Ninja sono alcuni dei bellissimi nomi dati ai gruppi.
Ogni persona con le sue peculiarità in questo viaggio di ricerca ha aggiunto un tassello che ha arricchito un mosaico collettivo. La comunità è diventata un laboratorio di crescita, scoperta e trasformazione.
© Foto a cura di Marilù Ardillo
















