Emozioni in fiore incontra le famiglie: una rete di crescita intorno alla comunità
Questa volta vogliamo partire dalla fine. Vogliamo iniziare a raccontare dalle parole suscitate e raccolte al compimento di un progetto.
Quale emozione avete (ri)scoperto e cosa porterete a casa dopo questo incontro, impegnandovi a coltivarlo nelle vostre giornate?
Lo abbiamo domandato ai genitori di circa 90 bambini e bambine di sei anni che nelle ultime otto settimane hanno preso parte a Emozioni in fiore, un percorso strutturato di educazione ambientale, emotiva e relazionale che la Fondazione ha ideato e curato in collaborazione con l’Associazione Il Giardino di Gloria, vincendo il bando di Ruvo Solidale Genera Bellezza promosso dal Comune di Ruvo di Puglia (BA).
“Ho riscoperto la gratitudine per il tempo passato con i miei figli. Mi porterò a casa il desiderio di dire 3 cose belle prima di dormire“.
La considerazione di questa madre o di questo padre racchiude il significato più profondo di questo progetto, così come dell’incontro di restituzione in cui abbiamo condiviso con le famiglie gli obiettivi, i temi e i risultati del percorso, perché da individuale potesse diventare un’esperienza comunitaria. Queste parole ci mostrano che Emozioni in fiore è riuscito a spostare l’attenzione dalla frenesia della gestione quotidiana alla qualità emotiva della relazione, fino all’auspicio di un rituale di connessione che diventa parte della vita familiare.
Negli ultimi tempi all’interno dei progetti che stiamo ideando e curando nelle scuole, abbiamo sempre più a cuore la necessità di accrescere l’alleanza educativa con i genitori: per celebrare l’impegno e la creatività dei loro figli, per continuare il dialogo emotivo a casa e dunque generare un impatto a lungo termine, per offrire un momento di benessere collettivo.
“La mia emozione è stata quella di rivivere i momenti passati della mia infanzia e portare avanti con i miei figli tutto ciò che ho coltivato io“.
Tra gli stati d’animo (ri)scoperti, i più citati sono stati: curiosità, entusiasmo, gioia, speranza, crescita, sollievo. In termini di impatto sociale, la combinazione di queste emozioni rivela forse alcuni piccoli traguardi del progetto: il superamento del carico emotivo della quotidianità (“Ho riscoperto la possibilità di prendere del tempo da dedicare alla natura e alle emozioni insieme al mio bambino“), l’attivazione di nuove risorse relazionali (“Ho scoperto che la natura è una cosa bellissima che unisce le persone“), il desiderio di scoprire nuovi modi di comunicare con i propri figli (“Ci impegneremo a coinvolgere di più i nostri figli nella cura del nostro giardino“), il contagio di un’energia propositiva e una proiezione sul futuro (“Mi impegno a coltivare la cura e l’unicità di ogni mio figlio. Ho riscoperto la serenità nelle piccole cose“.)
Insegnare ai bambini a fiorire insieme alla natura: questo è l’auspicio a cui Michela Campanale, giovane psicologa del lavoro e delle organizzazioni, ha mirato insieme a Mariastella Bonaventura e Nunzia Musicco dell’Associazione Il Giardino di Gloria durante gli incontri con le 5 classi prime della scuola primaria I.C. San Giovanni Bosco – Giovanni XXIII – Carducci di Ruvo di Puglia (BA) nei mesi di aprile e maggio.
I bambini e le bambine hanno avuto l’occasione di coniugare l’esperienza concreta e sensoriale offerta dalla terra, dalle piante e dai fiori con l’esplorazione del mondo emotivo in un approccio integrato e partecipativo, ossia capace di mettere in dialogo dimensioni che spesso vengono affrontate separatamente, chiedendo ai bambini di diventare protagonisti attivi che costruiscono, osservano, sperimentano, avanzano ipotesi e condividono idee e riflessioni.
L’intento è aiutare i bambini a sviluppare maggiore consapevolezza di sé, delle proprie emozioni e delle relazioni con gli altri attraverso esperienze concrete e significative, considerando la natura come strumento attraverso cui osservare e comprendere alcuni aspetti della crescita.
Ogni incontro è durato circa due ore e ha garantito una cadenza settimanale per ciascuna classe. Sperimentando la natura come metafora dell’interiorità, sono stati esplorati i seguenti temi: cura, inclusione, solidarietà e supporto reciproco, unicità e complementarietà, attesa e resilienza.
Ogni elemento della natura è diventato spunto di riflessione: un seme, una radice, un fiore, un insetto. Si è partiti sempre da un’esperienza diretta: piantare, osservare, costruire, esplorare. Successivamente i bambini sono stati accompagnati e guidati in una riflessione su ciò che hanno sperimentato attraverso giochi, racconti, attività artistiche e momenti di confronto. In questo modo i concetti più importanti sono emersi dall’esperienza stessa e questo ha reso il percorso particolarmente coinvolgente.
“Una delle cose che ci ha colpito maggiormente è stata la naturalezza con cui i bambini si sono presi delle responsabilità. Pulire e bagnare la terra, controllare la crescita delle piantine: gesti semplici che però raccontano qualcosa di più profondo. Attraverso la cura abbiamo visto emergere attenzione, delicatezza e maturità“, afferma Michela Campanale – “La costruzione del bug hotel (albergo per gli insetti) è stata una delle attività maggiormente apprezzate dai bambini, che divisi in squadre sono andati alla ricerca di materiali diversificati e si sono supportati reciprocamente“.
“Ora la nostra classe è più bella perché se io non so fare una cosa, l’altro la sa fare e quindi possiamo fare tutto”, ha espresso un bambino con semplicità disarmante.
Il 4 Giugno 2026 presso la sede centrale della scuola, a parlare alle famiglie nell’evento conclusivo c’era anche Nico Curci, assessore al benessere e giustizia sociale di Ruvo (BA) e Nicolò Serafino, referente dell’Associazione Un mondo di bene 2.0 APS, ente capofila di Ruvo Solidale. In conclusione della mattinata i bambini e le bambine hanno ricevuto l’attestato di partecipazione dalla presidente della Fondazione Cardenia Casillo e si sono esibiti in una breve performance di lettura e canto.
La rete che ha dato vita a questo progetto ha testimoniato una preziosa sinergia tra scuola, amministrazione comunale ed enti del Terzo Settore e ha confermato l’esistenza di una comunità educante integrata in grado di assicurare un ecosistema di benessere territoriale in cui non si lavora come isole distanti ma ci si unisce per formare una rete di protezione e crescita intorno alla comunità.
©Foto a cura di Marilù Ardillo e Nicolò Serafino
[*Questo articolo è frutto della creatività e competenza umana. È stato redatto senza l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale.]




























