Il viaggio di una T-shirt: i bambini progettano la moda sostenibile

«La moda dà alle persone una voce, la possibilità di parlare apertamente. Incoraggia, celebra e ricompensa il talento. La moda unisce, indipendentemente da genere, classe sociale, identità o abilità. Libera i lavoratori e chi indossa gli abiti e mette tutti in condizione di far valere i propri diritti. La moda vive per esprimere, riflettere e condividere. La moda celebra la vita».
Il Manifesto di Fashion Revolution, il più grande movimento di attivismo nella moda al mondo, riassume tutto ciò che la moda può e deve essere.
Lo sanno bene anche due classi 5^ di una scuola primaria di Bari che, grazie alle sollecitazioni di sCOOLFOOD, un programma scolastico dedicato allo sviluppo sostenibile ideato e promosso dalla Fondazione Monte dei Paschi, si sono chieste da dove arrivano i vestiti che indossiamo e hanno scelto di approfondire il tema della moda sostenibile, tracciando il percorso che una semplice T-shirt compie dalla semina del cotone fino ai nostri armadi. Guidati da due docenti appassionate e creative, i bambini e le bambine hanno lavorato per 3 mesi seguendo una didattica laboratoriale, particolarmente efficace per favorire l’apprendimento e stimolare coinvolgimento e inclusione.
Scegliere cosa acquistiamo può creare il mondo che vogliamo: da questo assunto sono partiti per immaginare un itinerario innovativo e consapevole che parte dalla coltivazione e lavorazione del cotone, passa per la filatura e la tessitura, tintura e cucitura, per arrivare al confezionamento e la vendita.
Un’attenzione particolare è stata posta ai Paesi che ospitano le più grandi fabbriche tessili: Turchia, Cina, Bangladesh e India, approfondendo il tema dello spreco e inquinamento delle acque, le condizioni di lavoro e lo sfruttamento dei lavoratori, soprattutto donne e bambini.
A questo proposito le classi hanno immaginato e scritto delle storie di bambini e bambine che abitano in quei Paesi, ponendo per esempio la vita di Jui e Monica a confronto e prendendo coscienza del doloroso divario di possibilità che le divide.
“Mohammed è un bambino che vive in Bangladesh e lavora in una fabbrica tessile. Ha 12 anni e ama la natura. Non gli piace usare i coloranti chimici che inquinano l’ambiente, quando torna a casa non si sente molto bene a causa di questi coloranti.
Un giorno durante una passeggiata in campagna, sua nonna gli insegna a riconoscere alcune piante che se schiacciate liberano colori naturali. Il giorno seguente Mohammed racconta agli altri lavoratori della fabbrica la sua scoperta. Vorrebbero usarli ma il dirigente non accetta perché costerebbero di più e guadagnerebbe di meno. Tutti i lavoratori decidono di scioperare perché il dirigente cambi idea.
Da quel giorno Mohammed è considerato un eroe nella fabbrica tessile perché la sua idea ha migliorato le condizioni di lavoro salvaguardando l’ambiente“.

Un breve approfondimento è stato dedicato anche all’uso di pesticidi e fertilizzanti naturali, alla coltivazione delle fibre naturali alternative al cotone (come bambù, seta, lino, canapa, cocco e ortica) e alle tinture naturali estratte da fonti vegetali, senza ricorrere all’utilizzo del cromo o di acidi come sodio e ammonio che fluiscono poi nell’acqua e nella falda libera.
“Considerando il numero di collezioni annuali e la velocità con cui vengono prodotte, il viaggio della maglietta si ripete molte volte, causando un impatto ambientale importante. È anche un viaggio lungo e inquina a causa delle emissioni di fumo e gas nocivi dei mezzi di trasporto“, affermano i bambini nei preziosi eBook che hanno creato alla fine del percorso.
E aggiungono: “Quando una maglietta non ci piace più o si rompe, spesso finisce nella spazzatura. Potremmo invece comprare da brand locali e riciclare i vestiti“.

Grazie a questo bellissimo progetto i bambini e le bambine hanno incontrato e intervistato un’azienda pugliese che produce cotone in modo ecologico, hanno creato dei podcast, hanno ideato e disegnato i loghi e gli slogan con cui hanno personalizzato le loro magliette indossandole durante una sfilata degna del più prestigioso red carpet.
“Per noi insegnanti è stata un’esperienza molto coinvolgente e arricchente. Gli alunni hanno partecipato con entusiasmo, dimostrando creatività e interesse. Hanno risposto positivamente a tutte le attività proposte. L’obiettivo è stato quello di formare consumatori consapevoli e responsabili, capaci di fare scelte informate e di contribuire a un cambiamento positivo nel mondo della moda”.

Dal 2021 grazie alla Fondazione Vincenzo Casillo, diventata partner progettuale di sCOOLFOOD, il programma scolastico di educazione civica è stato esteso anche ad alcune scuole del territorio pugliese. Grazie a questo lavoro di rete, di coordinamento e collaborazione, questo straordinario viaggio della T-shirt aggiunge un tassello di valore alla costruzione di un futuro possibile.

QUI il video che racconta il viaggio di una T-shirt.

✨ [*Questo articolo è frutto della creatività e competenza umana. È stato redatto senza l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale.]