Borse di studio ai figli dei dipendenti Casillo Group: un modo nuovo per fare poesia
L’appuntamento annuale che più di ogni altro unisce le risorse e i valori della Fondazione e della Casillo Group è quello delle borse di studio erogate ai figli dei dipendenti che concludono il ciclo scolastico della scuola secondaria inferiore o che conseguono il diploma di maturità.
La cerimonia di consegna celebra non solo l’impegno, la dedizione e la perseveranza dei ragazzi e delle ragazze: è soprattutto un invito a coltivare la determinazione necessaria per dare corpo ai sogni. È anche un’iniziativa che conferma il supporto e la gratitudine nei confronti dei dipendenti che quotidianamente garantiscono all’azienda cura e passione, e il cui esempio consente a questi figli di fiorire.“La collaborazione con la Fondazione rappresenta per noi un tassello fondamentale nel modo di intendere l’azienda” – afferma Gabriella Galantino, responsabile risorse umane Casillo Group – “Un luogo che crea valore non solo attraverso il lavoro, ma anche attraverso le persone e le loro aspirazioni. Le borse di studio dedicate ai figli dei nostri dipendenti sono un gesto concreto che unisce i valori fondanti del Gruppo – impegno, responsabilità e visione – con quelli della Fondazione, da sempre orientata a promuovere crescita e inclusione. Sostenere il percorso formativo delle nuove generazioni significa investire nel futuro del nostro territorio e rafforzare il legame tra azienda, famiglie e comunità“.
Per celebrare i vincitori l’azienda ha consegnato loro un piccolo segno di riconoscimento: una bag e una maglietta con il logo ‘Casillo – L’ingrediente del futuro’, un richiamo ai valori della roadmap 2026-2030 che punta su innovazione tecnologica, ricerca e sviluppo di prodotti sempre più innovativi e investimenti sulle nuove generazioni.
La Fondazione quest’anno ha scelto di incontrare i giovani destinatari delle borse di studio qualche settimana prima della cerimonia, donando loro il libro Il talento della rondine di Matteo Bussola Ed. Salani, un noto scrittore amato dalla nuova generazione perché capace di esplorarne i sentimenti e affrontare con sensibilità temi come la fragilità adolescenziale, la pressione generata dagli stereotipi e le sfide dettate dalla crescita.
Averli incontrati prima ha consentito di scoprire che tra loro c’è una violinista che sogna di diventare una psichiatra, un’atleta di salto in lungo che desidera essere una poliziotta cinofila, una ballerina appassionata di Heels dance, un cultore e collezionista di vinili, una pallavolista e diversi amanti della lettura e della scrittura. Conoscerli e ascoltarli ha permesso di intessere e alimentare quel dialogo che la Fondazione incoraggia in ogni progetto e iniziativa, con l’auspicio di poter accompagnare i ragazzi e le ragazze nella scoperta di sé stessi e del mondo.
Marilù Ardillo, responsabile comunicazione della Fondazione, ha invitato i giovani borsisti a sperimentarsi con il Metodo Caviardage®, un metodo di scrittura poetica ideato in Inghilterra da Tom Phillips nel 1966 e poi diffuso in Italia da Tina Festa®, che consente di scrivere versi o pensieri partendo da un testo già scritto. È un modo nuovo per fare poesia, un’occasione per stimolare un processo creativo e generativo che scava nel fondo della propria emotività e porta alla luce emozioni e visioni inesprimibili.
I ragazzi e le ragazze hanno scelto dunque una pagina del libro di Bussola, hanno annerito le parole che hanno considerato superflue e hanno mantenuto in evidenza solo quelle parole da cui si sono sentiti chiamati, che hanno sentito risuonare, che hanno risposto al loro sentire, collegandole con un filo rosso fino a formare un breve componimento, unico e irripetibile. Hanno dato vita alla loro storia, alla loro idea di bellezza, talvolta scegliendo di impreziosire la pagina con disegni e decorazioni.
Sono emerse immagini e suggestioni che hanno commosso l’intera platea e hanno permesso agli adulti di schiudere con estrema delicatezza porte spesso serrate. E accedere, accogliere, senza necessariamente decodificare.
“Imbrigliare la spontaneità per favorire il controllo. Ogni tanto i piani ce li scompigliano, una caduta imprevista o un’epifania inattesa: nulla può essere più come prima. Soprattutto tu”.
“Chiedere aiuto è un atto di grande coraggio, sai? Forse uno dei più grandi che esista”.
“Cos’hai? In silenzio? Stai male? No, niente. I pensieri mulinavano nella testa: era tormento, paura“.
“Senti la sensazione di un dono delle nostre speranze”.
“Essere forti, non abboccare, La felicità, un bugia. Saper danzare stando fermi mentre tutto si muove intorno. Un precipizio senza fondo, essere presente. Gioia, tristezza, vulnerabilità, euforia, paura, felicità, infelicità. Una voce ti dice: magari potresti volare’“.
“Lezione di danza. Stai male? No, niente. Sicuro? Non rispose. Tormento. Lascialo stare, io non voglio. Allontanandosi”.
“Un segreto si disegna con gli occhi, più piccole sfumature”.
“Vi parlerò dell’eleganza della precisione, della performance di un tredicenne, di una bravura fuori dal comune“.
“La sconfitta impara il gioco, il pianto. Bambina cambierà il tuo sorriso, realizzi i tuoi desideri. Cercare la verità in fondo da quel primo rifiuto: guarire e ricominciare un’altra strada“.
“Disegno mi appassiona tanto. Non devo assecondare i desideri di nessuno“.
La cultura dell’efficienza ormai ci domina, come suggerisce Bussola nelle sue pagine. Se un tentativo non produce un risultato immediato, il più delle volte lasciamo perdere, per non rischiare di farci male.
“I desideri fanno così: ci mettono alla prova per vedere quanto ci teniamo davvero. (…) Desiderare indica la direzione che ci manca, considerare ci aiuta a non smarrire la strada“.
✨ [*Questo articolo è frutto della creatività e competenza umana. È stato redatto senza l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale.]







