sCOOLFOOD: formare i docenti per costruire relazioni di pace

Tentare di trasformare la scuola da mero luogo di istruzione a laboratorio di convivenza civile potrebbe sembrare una sfida ambiziosa. In realtà supportare la scuola significa anzitutto rafforzare la cittadinanza attiva: insegnare a spostare l’attenzione dall’interesse individuale a quello collettivo, comprendendo che il bene del gruppo coincide con il proprio; saper gestire le divergenze senza violenza; comprendere che le azioni di ciascuno hanno un impatto sugli altri; fornire gli strumenti per educare alla libertà di pensiero e garantire che nessuno sia escluso.
Per queste ed altre ragioni la Fondazione ha scelto di offrire all’interno del progetto educativo sCOOLFOOD un breve percorso di formazione destinato ai docenti della durata di 4 ore sulla costruzione di relazioni di pace, con una particolare focalizzazione sul team building (ossia quell’insieme di attività volte a trasformare un gruppo di lavoro in una squadra coesa), sulle relazioni sociali, sul dialogo e sulla gestione dei conflitti.
Lo ha affidato alla cura e alla conduzione di Sara Felli e Valentina Gaudiano, docenti formatrici presso l’Istituto Universitario Sophia nato circa 18 anni fa da un’intuizione di Chiara Lubich, dove si impara a pensare in modo relazionale, integrando filosofia, scienze umane ed economia, favorendo la comprensione della complessità del mondo contemporaneo.
Poco più di 40 docenti provenienti da 8 Istituti del territorio pugliese hanno accolto l’opportunità con interesse e hanno avviato il  percorso rispondendo ad un primo cruciale quesito: quando una relazione educativa funziona bene? La risposta più frequente è stata: quando si garantisce empatia. In altre parole, quando la relazione smette di essere un passaggio unidirezionale di informazioni e diventa uno scambio generativo, tra docenti e studenti ma anche tra docenti e docenti, attraverso la reciprocità, la fiducia e l’accoglienza.
Di particolare valore è stato il contributo sulla parola custodire: sedersi accanto a qualcosa o qualcuno di cui si riconosce la preziosità e mettersi in ascolto, per porre le basi di un incontro autentico con l’altro.
Quintiliano, considerato il precursore della pedagogia moderna per la sua visione rivoluzionaria, suggerisce che educare significa proprio custodire la bellezza presente nei bambini e nelle bambine che originariamente li caratterizza. L’educatore raggiunge il suo scopo se è in grado di custodire questa autenticità, se la sua azione pedagogica è volta a mantenere i ragazzi e le ragazze incontaminati. Solo così si può realmente contribuire alla loro realizzazione e felicità.
All’interno del progetto sCOOLFOOD abbiamo ritenuto importante affiancare al lavoro con i bambini anche un momento rivolto ai docenti, mettendo al centro temi che riguardano il benessere e la qualità delle relazioni che attraversano la vita scolastica, diverse ma tutte decisive per costruire un contesto educativo positivo – afferma la presidente della Fondazione Cardenia Casillo. Il benessere nasce anche da qui: dal sentirsi riconosciuti, accolti e considerati. Per questo abbiamo voluto offrire ai docenti uno spazio di riflessione e confronto, utile a rafforzare non solo le competenze educative, ma anche la qualità dello stare insieme a scuola”.

Le due formatrici hanno sottoposto ai partecipanti alcuni esercizi individuali e di gruppo che hanno sollecitato l’interazione e il dibattito, sancendoli successivamente come gli aspetti considerati più utili nel questionario finale, probabilmente perché attraverso l’esperienza diretta si sperimentano le reazioni emotive in un ambiente protetto e si ha la possibilità di esplorare automatismi di cui non si è consapevoli.
Questo uno degli interrogativi lanciati durante gli esercizi di gruppo: nella pratica educativa quando si fa fatica a custodire? Tra le risposte più comuni: quando si è schiacciati dalla fretta imposta dai programmi, o quando ci si sente sovrastati, attaccati.

Il secondo modulo della formazione ha posto una luce sulla comunicazione interpersonale, che rappresenta il fondamento su cui i docenti dovrebbero edificare relazioni di pace: permette di rivelare la nostra identità e cercare nel contempo il riconoscimento degli altri. Comunicare significa sostanzialmente mettere un valore a servizio di qualcuno o di qualcosa e soprattutto a scuola significa abitare uno spazio di relazione, costruire un ponte, non chiudere mai la porta ma restare sempre in contatto.
Per approfondire questi concetti le due formatrici hanno condiviso alcune teorie e metodi suggeriti dal Dott. Schulz von Thun, un influente psicologo ed esperto di comunicazione tedesco, noto per aver ideato il Modello delle Quattro Facce della comunicazione che spiega perché spesso nascono malintesi tra le persone, e dagli psicologi Riemann-Thomann, che hanno ideato un sistema di analisi della personalità e delle relazioni che aiuta a capire le dinamiche di conflitto e di pace all’interno di un gruppo.

Come influisce la personalità sul proprio modo di insegnare e collaborare con i colleghi? Questo il tema sondato nella parte conclusiva del percorso, con un’osservazione condivisa sul ruolo esercitato dal nostro temperamento e dalla nostra storia personale a sostegno della comunicazione e del dialogo, perché il modo in cui un docente vive i bisogni di vicinanza, distanza, durata e mutamento (secondo il modello Riemann-Thomann) determina il clima della classe e la qualità della collaborazione.
Il punto di arrivo dovrebbe essere uno scambio costruttivo tra diversità che arricchisce perché permette di accedere a soluzioni e prospettive che da soli non potremmo mai immaginare e trasforma il limite individuale in una risorsa collettiva.

Cosa portano a casa i docenti dopo questa esperienza?
Alcuni dei riscontri più sentiti: “L’entusiasmo e la speranza di utilizzare al meglio quanto appreso”, “Una serie di informazioni che sottovalutavo”, “La possibilità di guardare le relazioni con occhi diversi”, “Un arricchimento personale sulle relazioni umane“.
Cambieranno qualcosa nel loro modo di lavorare d’ora in poi? “Cercherò di ricordarmi di custodire“.
Il cambiamento, seppure minimo, che un percorso come questo può offrire non riguarda solo cosa i docenti sceglieranno di fare da domani, ma come. Avranno qualche nuovo strumento per imparare a gestire l’istinto, riqualificare il valore del tempo, prediligere una collaborazione strategica, considerare la valutazione come cura in grado di favorire il processo e lo sforzo.
Avranno la possibilità di iniziare a considerare la scuola come un sistema vivente dove la salvaguardia della relazione diventa il principale motore dell’apprendimento.

 

✨ [*Questo articolo è frutto della creatività e competenza umana. È stato redatto senza l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale.]